Gianni Rivera sul calcio

Pubblicato il 29 gennaio 2026 alle ore 19:48

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Gianni Rivera: “Oggi il calcio non è più quello che amavo. È diventato un gioco fatto di schemi, di calcoli, di paura di sbagliare. Si gioca all’indietro, si tocca la palla mille volte ma non la si sente mai davvero. Non c’è più l’istinto, non c’è più la libertà del genio, quel lampo che nasce dal cuore prima ancora che dai piedi.

La colpa? Di chi pensa che il calcio sia una lavagna piena di frecce e numeri, e non un’emozione.

I presidenti vogliono fare gli allenatori, gli allenatori devono obbedire ai dirigenti, e i giocatori… i giocatori non sognano più.

Bisognerebbe ricominciare da loro, dai ragazzi. Insegnare che il pallone non si comanda, si ascolta. Che non serve correre a vuoto, ma capire cosa si ha dentro.

Il problema è che oggi a decidere non è più il talento, ma chi lo rappresenta. Da quando i procuratori hanno messo le mani su tutto, la passione si è trasformata in contratto.

Io sogno un calcio dove un ragazzo torni a giocare per strada, con le ginocchia sbucciate e il sorriso negli occhi. Un calcio dove il pallone non è un affare, ma ancora una carezza sull’erba”

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